Le piante alla prova della gravità

Secondo uno studio condotto sulla Stazione Spaziale Internazionale la presenza di amido nelle piante le renderebbe più o meno sensibile agli effetti della gravità

Arabidopsis growth within EMCS seed cassettes. Credits: Chris Wolverton

Arabidopsis growth within EMCS seed cassettes. Credits: Chris Wolverton

Redazione 23 marzo 2018

di Giuseppina Pulcrano


 


 


Teofrasto, il botanico caro a Aristotele, avrebbe certamente trovato di grande interesse lo studio che la Nasa ha affidato ai botanici dell'Ohio Weslyan University per monitorare la percezione delle piante alla gravità sulla Stazione Spaziale Internazionale. 


 


Gravity Perception Systems è lo studio che misura la sensibilità generale di piante della senape in un ambiente di gravità simulata. Appartenente alla  famiglia delle Brassicacee, la Arabidopsis thaliana Wild Type  contiene amido mentre la sua variante generica ne è priva.


 


Entrambi i ceppi vengono sottoposti a quantità incrementali di gravità che vanno da 0,004 G - fino a un massimo di 1 G, che è il valore costante della forza di gravità sulla Terra. Grazie al sistema europeo di coltivazione modulare (EMCS)  che simula la gravità, gli  scienziati sono in grado di osservare più approfonditamente i comportamenti delle piante. Lo studio ha rilevato che le piante senza amido subiscono meno. Chris Wolverton responsabile dell’esperimento, osserva che la gravità influenza l’efficienza della pianta stessa, quanto sia sensibile alle condizioni di siccità, alle inondazioni, ai fertilizzanti. Comprendere l’influenza della gravità potrebbe condurci ad ottenere miglioramenti genetici delle piante, così da renderle in grado di crescere in ambienti estremi.


 


Attualmente impegnato nel post flight tour, Nespoli durante i sei mesi sulla ISS ha curato l’esperimento MULTI-TROP dell’Università Federico II di Napoli per verificare il ruolo dell'acqua e degli elementi nutritivi sull'orientamento della crescita delle radici in condizioni di microgravità.