Corsa al Palazzo Celeste: Asi e Protezione Civile in prima linea

Per discutere ed analizzare le strategie da attuare per il rientro in atmosfera di Tiangong 1, la stazione cinese che dal 2016 ha smesso di funzionare, e l’eventuale coinvolgimento del territorio nazionale

Crediti: Claudio Portelli, responsabile ASI per lo studio dei detriti spaziali e il controllo degli asteroidi

Crediti: Claudio Portelli, responsabile ASI per lo studio dei detriti spaziali e il controllo degli asteroidi

Ilaria Marciano 26 marzo 2018

Nuovo incontro del Tavolo Tecnico presso la sede operativa del Dipartimento della Protezione Civile con l’Agenzia Spaziale Italiana. Il Tavolo è stato istituito per discutere ed analizzare le strategie da attuare per il rientro in atmosfera della stazione spaziale cinese Tiangong-1, il Palazzo Celeste, che dal 16 marzo 2016 ha smesso di funzionare, e l’eventuale coinvolgimento del territorio nazionale. All'incontro presenti anche il consigliere militare della Presidenza del Consiglio, i ministeri di Interno, Difesa e Esteri, Enac, Enav, Ispra e la commissione speciale della Protezione civile.


Ad oggi, la data di rientro della stazione cinese è stimata al 1 aprile 2018 alle ore 10:25 Utc (12:25 ora italiana), con un intervallo di incertezza di circa 48 ore. Ma solo nelle ultimissime fasi si potrà definire meglio la data e le parti del globo terrestre coinvolte. La conferma dell'area interessata avverrà con un preavviso, sull'eventuale impatto, che potrebbe essere inferiore ai 40 minuti. Attualmente la stazione sorvola il territorio italiano tre o quattro volte al giorno con una distanza temporale di 90 minuti tra un sorvolo e l’altro, ad una quota compresa tra i 200 e 220 km di altitudine. La possibile area nazionale interessata è quella centro-meridionale, che parte più o meno dall'area dell'Emilia Romagna e va verso il sud, stando a quanto riferisce la Protezione Civile.



E’ un rientro senza controllo ma altamente monitorato. Come afferma Angelo Borrelli, Capo Dipartimento Protezione Civile, “le strutture sono tutte sensibilizzate allertate e preparate”. Un coordinamento europeo e internazionale che vede per la prima volta quattro paesi europei lavorare fianco a fianco attraverso l’utilizzo di cinque telescopi e 13 agenzie spaziali internazionali. Il compito dell’ASI è quello di monitorare attraverso radar e telescopi il decadimento della stazione e per far questo ha coinvolto il proprio Centro di Geodesia Spaziale “Giuseppe Colombo” di Matera, l’Amministrazione della Difesa, Inaf e da sempre il Cnr/Isti, un’architettura nazionale. Diversi sensori di osservazione terrestri stanno seguendo la stazione nel suo percorso orbitale, per registrare la sua posizione ed il tasso di decadimento: radar, sensori ottici e sistemi di tracciamento laser. Secondo Claudio Portelli, responsabile dell'Agenzia spaziale italiana per lo studio dei detriti spaziali e il controllo degli asteroidi, sarebbero davvero basse le probabilità che i frammenti del Palazzo Celeste possano cadere sull’Italia - circa lo 0,2%. Ma i radar continuano a monitorare, istante dopo istante, l'evoluzione del rientro del satellite cinese.