A Milano va in scena Dark Matter

Si è inaugurata il 24 maggio scorso la mostra Dark Matter del fotografo Enrico Sacchetti. La mostra, di 32 scatti, è in esposizione al Muso Leonardo Da Vinci di Milano

Xenon 1T

Xenon 1T

Redazione 11 giugno 2018

di Corrado Ruscica


 


Inaugurata lo scorso 24 maggio al Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci di Milano, la mostra del fotografo Enrico Sacchetti, dal titolo “Dark Matter”, presenta 32 spettacolari immagini che mettono in risalto la complessità, ma anche l’estetica, delle strumentazioni scientifiche dei maggiori centri di ricerca del mondo. 


Premiato fotografo internazionale, e specializzato in fotografie scientifiche e industriali nonché esperto di viaggi, Sacchetti si è sempre interessato alle grandi strutture della fisica delle particelle e dell’astrofisica.


 


Le foto, alcune delle quali sono state realizzate in condizioni estreme di temperatura, come quella dello strumento Super Darn a -58°C, o utilizzando impalcature improvvisate per stabilizzare le fotocamere, sono bellissime e offrono uno sguardo ravvicinato al visitatore nel tentativo di dare un volto a ciò che sta dietro le quinte della ricerca di frontiera, oggi più che mai lanciata nella corsa per svelare i segreti della materia oscura.  


 


Fotografie di rivelatori e acceleratori per lo studio delle particelle e delle onde gravitazionali ma anche di telescopi e radiotelescopi per l’esplorazione dell’universo, sono esposte come una sorta di grande album fotografico che vuole rendere omaggio alle maestose costruzioni concepite dall’uomo.


 


Significativa l’immagine di “ATLAS” (A Toroidal LHC Apparatus), uno dei quattro rivelatori del Large Hadron Collider del CERN di Ginevra che ha contribuito alla scoperta del bosone di Higgs, che rappresenta una delle più grandi e complesse strumentazioni mai costruite.


 


“Per realizzare, ad esempio, gli scatti del rivelatore Xenon-1T – ricorda l’autore – io e il mio assistente abbiamo posizionato la macchina fotografica sul pavimento, perdendo la possibilità di poter guardare attraverso il mirino, costringendoci così ad approssimare l’inquadratura”.


 


Insomma, una mostra che immortala enormi e singolari strutture scientifiche dove spesso, come dice l’autore, si ha la meravigliosa sensazione di essere sul set di un film di James Bond oppure può capitare di chiedere a qualche ingegnere di fermarsi per poter mantenere una posa, magari rallentando il suo lavoro come nel caso dello scatto allo strumento Virgo Mirror, allo scopo di ottenere una bella inquadratura.


L’evento è stato realizzato in collaborazione con Canon e poiché si tratta di una collezione di immagini uniche che contraddistingue spesso l’eccellenza italiana in questo campo, la mostra è stata inserita all'interno del circuito Milano PhotoFestival 2018 e rimarrà aperta fino al 30 giugno.