Buco nero: oggetti misteriosi sotto la polvere

Scoperti nuovi oggetti polverosi stellari al limite del buco nero

G3, G4, G5 nelle rilevazioni di OSIRIS

G3, G4, G5 nelle rilevazioni di OSIRIS

Manuela Di Dio 7 giugno 2018

Mistero al centro della Via Lattea: sull’orlo del buco nero si sporgono oggetti anomali, nascosti da una coltre di polvere. Sembrano nubi gassose, ma si comportano come stelle. Sulla natura degli oggetti misteriosi si interroga il team guidato da Anna Ciurlo, ricercatrice dell’UCLA, che ha esposto all’American Astronomical Society i riscontri ottenuti da 12 anni di rilevazioni del W. M. Keck Observatory sul vulcano Mauna Kea nelle Hawaii‎.


 


“Da dove vengono, e dove vanno?” si chiede Anna Ciurlo: “Gli oggetti, compatti e polverosi, si spostano rapidamente e continuamente ai limiti del buco nero supermassiccio della nostra Galassia”. Nell’analizzare le evoluzioni di polveri e gas in prossimità del buco, con misurazioni spettroscopiche effettuate tramite OSIRIS, OH-Suppressing Infrared Imaging Spectrograph, sono emerse vere e proprie strutture classificate come G-objects, oggetti polverosi stellari. I primi due G-objects, G1 e G2, furono sorpresi una decina di anni fa nei pressi del buco nero. Inizialmente scambiate per nubi di gas, si sono poi rivelate come due stelle molto gonfie, per qualche motivo non risucchiate dal buco.


 


“Se fossero state nubi, non avrebbero resistito” Spiega Mark Morris, nel team e membro del Galactic Center Orbits Initiative dell’UCLA “si ritiene che il buco nero attiri la materia dall’atmosfera stellare di G1 e G2 ma lasci intatto il nucleo e sufficiente massa”. Per gli studiosi, questi oggetti sarebbero il risultato di una fusione di due stelle, inizialmente in sistema binario, portate a scontrarsi dall’influenza gravitazionale del buco. La fusione genererebbe energia in eccesso e questo spiegherebbe il gonfiore. Gli ultimi arrivati, G3, G4, G5, sono stati individuati con lo strumento OSIRIS-Volume Display che analizza i dati spettrali in tre dimensioni. Fra almeno 20 anni potremo conoscere la loro vera natura, scopriremo se rimarranno intatti come G1 e G2 o se diventeranno uno spuntino per il buco nero.