Stelle ‘premature’ per Alma e Vlt

Osservazioni condotte con la coppia di telescopi su una lontana galassia hanno messo in luce la presenza di stelle formatesi solo 250 milioni di anni dopo il Big Bang. Lo studio in pubblicazione su Nature

La galassia Macs1149-Jd1 vista da Alma - riquadro in primo piano - da Vlt - riquadro in secondo piano. L'immagine di sfondo è di Hubble (Credits: Alma - Eso/Naoj/Nrao, Nasa/Esa Hubble Space Telescope, Hashimoto et al.)

La galassia Macs1149-Jd1 vista da Alma - riquadro in primo piano - da Vlt - riquadro in secondo piano. L'immagine di sfondo è di Hubble (Credits: Alma - Eso/Naoj/Nrao, Nasa/Esa Hubble Space Telescope, Hashimoto et al.)

Valeria Guarnieri 16 maggio 2018

Si trova ad una distanza di oltre 13 miliardi di anni luce - in direzione della costellazione del Leone - ed è stata scoperta nel 2012 grazie allo sguardo acuto dei telescopi spaziali Hubble e Spitzer, utilizzati dal team del progetto internazionale Clash, di cui fanno parte anche astronomi dell’Inaf. Si tratta di Macs1149-Jd1, una delle galassie più antiche e lontane mai osservate, che torna agli onori della cronaca per un nuovo studio, realizzato da un gruppo di lavoro internazionale, coordinato dalla Osaka Sangyo University e dall’University College London.


La ricerca, basata sulle osservazioni condotte in sinergia con i telescopi Alma e Vlt, è illustrata nell’articolo "The onset of star formation 250 million years after the Big Bang", di imminente pubblicazione su Nature. I dati raccolti dalla coppia di telescopi hanno messo in rilievo che le stelle della galassia Macs1149-Jd1 si sono formate solo 250 milioni di anni dopo il Big Bang: quindi, in termini astronomici, inaspettatamente presto nella storia dell’evoluzione dell’Universo. La galassia in questione riveste grande interesse in quanto permette agli studiosi di volgersi indietro nel passato fino ad un’epoca in cui l’Universo aveva un’età di soli 500 milioni di anni, vale a dire il 3,5% della sua attuale età. La presenza di galassie databili a quel periodo non è inattesa, mentre lo è quella dell’ossigeno: Macs1149-Jd1, infatti, costituisce la più lontana fonte di ossigeno conosciuta al momento.


Secondo gli astronomi, l’ossigeno si forma nelle stelle e, quando esse arrivano all’epilogo, il gas viene rilasciato nelle nubi all’interno delle galassie; la presenza dell’ossigeno in Macs1149-Jd1 sarebbe allora indicativa di una generazione di stelle, che avrebbe concluso il suo ciclo evolutivo in un periodo ancora più antico. Gli studiosi, quindi, grazie ad una galassia come Macs1149-Jd1, possono spingersi particolarmente indietro nel tempo per cercare di ricostruire quei tasselli ancora poco chiari nella storia più remota dell’Universo, soprattutto per quanto riguarda la comparsa delle prime galassie. Per avere un quadro più completo di Macs1149-Jd1 gli astronomi hanno utilizzato anche i dati all’infrarosso raccolti da Hubble e Spitzer, ma per addentrarsi più profondamente nelle pieghe del cosmo attendono il debutto del telescopio Webb.