Ozstar ascolta la ‘voce’ dei buchi neri

Una tecnica sviluppata dalla Monash University permetterà la rilevazione del rumore di fondo prodotto dalla fusione di buchi neri

Una rappresentazione artistica della collisione di due buchi neri

Una rappresentazione artistica della collisione di due buchi neri

Fulvia Croci 13 aprile 2018

Nel nostro immaginario, lo spazio appare come un luogo estremamente silenzioso e oscuro ma nella realtàè molto più 'rumoroso' del previsto. Solo per citare un esempio, la fusione di buchi neri, che genera increspature nel tessuto spazio-temporale note come onde gravitazionali, produce anche un particolare suono, difficilmente captabile dalle strumentazioni a nostra disposizione. Un gruppo di ricercatori è riuscito a realizzare una tecnica che permette di ascoltare questo rumore di fondo che consentirà di svelare la presenza di migliaia di buchi neri.


Eric Trane e Rory Smith della Monash University fanno parte del team degli osservatori Ligo e Virgo che nel 2015 ha captato la prima onda gravitazionale, confermando la Teoria della Relatività Generale elaborata da Albert Einstein nel 1915. Secondo il parere degli studiosi della Monash, ci sarebbero circa centomila eventi di onde gravitazionali ogni anno, troppo deboli per poter essere ascoltati dalle strumentazioni terrestri. I ricercatori hanno utilizzato un supercomputer denominato Ozstar dotato di un’unità di elaborazione grafica molto più veloce dei suoi predecessori che ha l’obiettivo di ascoltare questi impercettibili suoni cosmici.


La nuova tecnica di ricerca – si legge nello studio – è 1000 volte più sensibile delle precedenti e il supercomputer è  125.000 volte più potente del primo  utilizzato dalla stessa università nel 1998.  “Misurare questi suoni convulsi prodotti dalle onde gravitazionali – commenta Eric Trane, autore dello studio – consentirà di studiare intere popolazioni di buchi neri situati a grande distanza da noi. Un giorno questa tecnica potrebbe permetterci di captare la ‘voce’ delle onde gravitazionali prodotte durante il Big Bang”.