Marte, la natura ambigua di Ismenia Patera

Una recente immagine scattata da Mars Express dell’Esa evidenzia una struttura geologica le cui origini non sono ancora chiare

Veduta in prospettiva dell'Ismenia Patera (Credits: Esa/Dlr/Fu Berlin, Cc By-Sa 3.0 Igo)

Veduta in prospettiva dell'Ismenia Patera (Credits: Esa/Dlr/Fu Berlin, Cc By-Sa 3.0 Igo)

Valeria Guarnieri 13 aprile 2018

Si trova nell’Arabia Terra, un’area di transizione tra le regioni settentrionali e quelle meridionali di Marte, e le sue origini sono ancora avvolte nell’incertezza: si tratta dell’Ismenia Patera, un bacino che potrebbe essere stato prodotto da un impatto esterno oppure originato da un vulcano. Questa struttura è protagonista di una recente foto realizzata da Mars Express, la sonda dell’Esa che orbita intorno al pianeta dal 2003 e i cui software saranno aggiornati a breve per consentirle di proseguire correttamente l’attività fino al 2020. L’immagine è stata scattata dalla fotocamera stereoscopica ad alta risoluzione in dotazione alla sonda.


La topografia del Pianeta Rosso presenta una chiara dicotomia: da una parte le pianeggianti regioni settentrionali, dall’altra gli altipiani dell’emisfero sud. L’Arabia Terra si trova tra queste aree profondamente differenti ed è una zona che presenta caratteristiche geologiche di grande interesse per chiarire il passato di Marte e la sua evoluzione.  L’Ismenia Patera presenta un’ampiezza di circa 75 chilometri ed ha un’area centrale circondata da una ‘corona’ di piccoli rilievi e grumi rocciosi che potrebbero derivare dal materiale smosso da impatti avvenuti nelle vicinanze. La conca, inoltre, presenta una rete di canali e forre che si dipartono dall’orlo fino a raggiungere il fondo, dove si trovano dei depositi glaciali che mostrano segni di movimento.  


Sono due le teorie relative alla formazione di Ismenia Patera. La prima sostiene che la cavità derivi da un impatto con un meteorite e che successivamente si sia riempita di ghiaccio; in una seconda fase, si sarebbe verificato un collasso del cratere che avrebbe prodotto fenomeni erosivi alla base dello scenario che vediamo oggi. La seconda, invece, ipotizza che anticamente la cavità ospitasse un vulcano e che una successiva eruzione catastrofica, con grandi quantità di magma, abbia prodotto l’attuale paesaggio. Vulcani che danno luogo a manifestazioni così estreme sono definiti supervulcani, una tipologia di struttura geologica la cui presenza su Marte è ancora discussa. Alcuni elementi sembrano rafforzare la seconda ipotesi: la presenza, nell’Arabia Terra, di un grande vulcano inattivo (Siloe Patera) e di una serie di caratteristiche di superficie che rimandano ad origini vulcaniche (ad esempio, bacini di forma irregolare con bordi rialzati e apparente mancanza di detriti da impatto).