Nomenclatura ufficiale per Caronte

L’Unione Astronomica Internazionale ha approvato formalmente i nomi geografici di 12 elementi che caratterizzano la superficie della più grande luna di Plutone

La mappa di Caronte con i nuovi nomi (Credits: Nasa/Iau)

La mappa di Caronte con i nuovi nomi (Credits: Nasa/Iau)

Valeria Guarnieri 12 aprile 2018

La toponomastica del sistema di Plutone e delle sue lune si arricchisce di nuovi nomi: l’Unione Astronomica Internazionale (Iau) - l’organismo che, tra i suoi compiti, ha anche quello di designare con nomi appropriati i corpi celesti e le strutture che li caratterizzano (ad esempio, vallate, creste, bacini, ecc…) - ha infatti approvato formalmente gli appellativi assegnati agli elementi individuati sulla superficie di Caronte, il più grande dei satelliti naturali di Plutone e il primo ad essere scoperto nel 1978. La sonda New Horizons della Nasa, che il 14 luglio 2015 ha raggiunto Plutone dopo oltre 9 anni di viaggio, ha puntato i suoi strumenti anche su Caronte, permettendo al team della missione di tracciarne un identikit più completo. Da allora, il gruppo di lavoro ha utilizzato una serie di nomi informali per designare le varie strutture geologiche presenti su questa luna e alcuni dei nomi proposti sono stati poi confermati ufficialmente dalla Iau. Un contributo è giunto anche dal grande pubblico che ha partecipato alla campagna internazionale “Our Pluto”.


I nomi, scelti dal Gruppo di lavoro per la nomenclatura dei sistemi planetari (Wgpsn), si inquadrano in due filoni: da una parte, la celebrazione delle attività esplorative condotte dall’uomo in zone remote, anche in testi letterari; dall’altra, luoghi mitologici e misteriosi. I 12 nomi costituiscono il primo set di termini ufficiali per designare le strutture geologiche di Caronte. Il primo nome affonda le radici nella mitologia classica: la valle Argo Chasma è stata così designata per ricordare la nave degli Argonauti impegnati nella ricerca del Vello d’Oro. La vetta Bulter Mons celebra la scrittrice di fantascienza Octavia Butler, che nella trilogia Xenogenesis ha descritto la partenza dell’umanità dalla Terra. Con la valle Caleuche Chasma ci spostiamo in Cile: Caleuche è il nome di un fantasma che naviga lungo le coste del paese andino e raccoglie i defunti. Le alture Clarke Montes, invece, ricordano un ‘peso massimo’ della letteratura fantascientifica, vale a dire Sir Arthur Clarke, autore di “2001 Odissea nello Spazio”.


La protagonista dei romanzi per ragazzi di Frank Baum, Dorothy, e il suo peregrinare nel magico mondo di Oz sono ricordati dal Dorothy Crater, mentre si ritorna alle atmosfere di “2001 Odissea nello Spazio” con la vetta Kubrick Mons, dedicata al celebre regista statunitense Stanley Kubrick. Si deve alle leggende egiziane il nome per la vallata Mandjet Chasma; Mandjet, che potremmo definire uno dei più antichi esempi mitologici di vascello spaziale, era una delle barche su cui il dio solare Ra viaggiava ogni giorno nel cielo. Il cratere Nasreddin, invece, ricorda il protagonista di racconti umoristici diffusi nel Medio Oriente e in Asia. Il celebre romanzo “Ventimila Leghe sotto i Mari” di Jules Verne è rievocato dal Nemo Crater, mentre il Pirx Crater ricorda il personaggio principale - viaggiatore tra Terra, Luna e Marte - di una serie di racconti dell’autore polacco Stanislaw Lem. Si ritorna in Oriente con il Revati Crater, che porta il nome del protagonista del Mahabarata, ritenuto il primo testo letterario in cui è presente in concetto di viaggio nel tempo. Infine, il Sadko Crater celebra il personaggio, esploratore delle profondità marine, protagonista del poema russo Bylina.