La Nebulosa Rosetta apre il suo ‘cuore’

Un nuovo studio, pubblicato oggi su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, fa luce sulla misteriosa cavità al centro della nebulosa

La Nebulosa Rosetta (Credits: Nick Wright, Keele University)

La Nebulosa Rosetta (Credits: Nick Wright, Keele University)

Valeria Guarnieri 13 febbraio 2018

Deve il nome al suo delicato aspetto floreale e al colore intenso, che appunto ricordano una rosa, ed è 'sbocciata' a circa 5mila anni luce dalla Terra, nella costellazione dell’Unicorno: il fiore cosmico in questione è la Nebulosa Rosetta, una nube interstellare di polveri, idrogeno, elio e altri gas ionizzati con un cluster di stelle massicce nel suo 'cuore'. La cavità centrale di Ngc 2237 (la sigla di catalogo della nebulosa) per decenni è stata un rompicapo per gli astronomi, dato che - per quanto riguarda le dimensioni e l’età - presenta una discrepanza rispetto al cluster di stelle massicce. Infatti, i due suddetti parametri presentano valori molto ridotti per la cavità se comparati con quelli degli astri centrali, che, inoltre, influenzano la forma della nebulosa emettendo venti stellari e radiazioni ionizzanti.


Un nuovo studio, coordinato dall’Università di Leeds, prova a spiegare questa peculiarità; la ricerca è stata illustrata nell’articolo “A New Mechanical Stellar Wind Feedback Model for the Rosette Nebula”, pubblicato oggi su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. Il gruppo di lavoro ha notato infatti che le stelle massicce, 'residenti' nel cuore di Rosetta, hanno sulle spalle già alcuni milioni di anni e si trovano a metà del loro percorso di vita. Inoltre, tenendo presente il lungo arco di tempo in cui spirano i venti stellari, la cavità al centro della nebulosa dovrebbe avere dimensioni fino a dieci volte più grandi.


Partendo da queste riflessioni, gli autori dell’articolo hanno basato la loro indagine su nove simulazioni informatiche, realizzate presso l’Advanced Research Computing Centre dell’Università di Leeds. Gli studiosi hanno anche utilizzato una serie di dati raccolti dalla missione Gaia dell’Esa, dato che alcune stelle della nebulosa fanno parte della mappatura che il satellite sta svolgendo. In base alle simulazioni, gli astronomi sono giunti alla conclusione che la Nebulosa Rosetta, molto probabilmente, si sia formata in una nube molecolare sottile come un foglio piuttosto che in una dalla forma sferica o a disco. Infatti, secondo i ricercatori, le dimensioni ridotte della cavità sarebbero compatibili con l’ipotesi di una struttura simile ad un disco sottile che possa convogliare i venti stellari lontano dal centro della nube. Gli studiosi hanno simulato lo sviluppo di diversi modelli di nube molecolare, compresi una sfera, un disco spesso e filamentoso e un disco sottile; quest’ultimo tipo ha originato un’entità simile alla Nebulosa Rosetta e con un’età compatibile con le stelle centrali e i loro venti.