Caos ‘magnetico’ nelle nursery stellari

Secondo uno studio appena pubblicato su Nature Astronomy, le onde magnetiche giocano un ruolo importante nei processi di formazione di nuovi astri

Modelli di nubi usati nella ricerca (Credits: Stella Offner/UT Austin)

Modelli di nubi usati nella ricerca (Credits: Stella Offner/UT Austin)

Valeria Guarnieri 13 settembre 2018

Ambienti estremi in cui si verificano contemporaneamente diverse tipologie di fenomeni fisici, spesso violenti: sono le nubi extra large in cui nuove stelle si affacciano alla vita, protagoniste di un nuovo studio pubblicato su Nature Astronomy. La ricerca, curata dal Dipartimento di Astronomia dell’Università del Texas ad Austin, è stata illustrata nell’articolo “Turbulent action at a distance due to stellar feedback in magnetized clouds” ed è focalizzata sull’azione esercitata dalle onde magnetiche nei processi di formazione stellare, che avvengono in queste nubi ‘vivaci’.


Gli autori del paper, che hanno utilizzato modelli informatici, ritengono che la loro ricerca possa gettare nuova luce sui meccanismi che definiscono le proprietà delle stelle, da cui successivamente discende la nascita dei pianeti e l’eventuale sviluppo di forme di vita. Il ricorso a modelli informatici si è reso necessario perché con le osservazioni da telescopio è pressoché impossibile definire l’influenza dei vari processi, che spaziano dall’azione della gravità all’emissione di radiazioni, sino ai venti che spirano dagli astri nascenti (fenomeno definito feedback stellare).


Gli astronomi hanno messo a confronto i modelli relativi alle nubi con i dati riguardanti gravità, stelle e campi magnetici e hanno evidenziato dei movimenti ‘extra’. La nube presa in considerazione per la ricerca è quella di Perseo, situata in direzione dell’omonima costellazione ad appena 980 anni luce dalla Terra. Successivi approfondimenti sui modelli hanno messo in luce che l’interazione tra i venti stellari e il campo magnetico delle nubi genera energia ed esercita influenza sui gas, anche a grande lontananza all’interno delle nubi stesse; in pratica, i venti spingono il campo magnetico e le onde superano i venti, provocando movimenti a distanza. Secondo gli autori, lo studio schiude nuove prospettive sull’interazione tra il feedback stellare e la forza di gravità a livello di sistemi planetari fino ad intere galassie.