Il ‘motore luminoso’ delle galassie

Che cosa illumina le galassie più brillanti? Un nuovo studio risponde a questa domanda, identificando i meccanismi responsabili della luminosità galattica

Scontro tra galassie (Nasa/Hubble)

Scontro tra galassie (Nasa/Hubble)

Giulia Bonelli 9 luglio 2018

Le galassie, dimore cosmiche di stelle, ammassi, polveri e gas, possono essere studiate dal nostro punto di vista terrestre soprattutto grazie alla loro luminosità. Una caratteristica che spesso si trova a combattere con la grande distanza che separa la nostra Via Lattea dalle altre galassie, e che le rende così difficilmente osservabili. Ma esistono alcuni fenomeni straordinari che fungono da ‘motore luminoso’ galattico: si tratta degli scontri tra galassie, che spesso portano a un provvisorio aumento della luminosità delle dimore stellari. Questi eventi drammatici permettono agli astronomi uno studio più approfondito delle galassie coinvolte nell’incidente cosmico, come dimostra il recente esempio della violenta interazione, una decina di miliardi di anni fa, tra la nostra Via Lattea e una galassia nana soprannominata dagli astronomi “Salsiccia”.


Ora un nuovo studio, coordinato dall’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, ha identificato con maggiore dettaglio i meccanismi responsabili di questa luminosità galattica potenziata. Gli scienziati hanno analizzato 24 scontri tra galassie relativamente vicine a noi, incrociando i dati raccolti da 7 diverse missioni Nasa.


I risultati, disponibili sul portale ArXiv, mostrano che i principali responsabili della luminosità galattica durante queste interazioni cosmiche sarebbero i buchi neri supermassicci situati nel cuore delle dimore stellari. In particolare, i cosiddetti nuclei galattici attivi (Agn, dall’inglese active galactic nuclei), tra cui ad esempio i quasar: il vero ‘motore’ nascosto in grado di aumentare, in alcune circostanze, la quantità di radiazioni emessa da una galassia. Nel campione analizzato dallo studio, a seguito dello scontro tra galassie i nuclei galattici attivi risultavano responsabili addirittura del 90% dell’intera luminosità. Ora gli scienziati stanno provando a estendere quest’analisi a diverse centinaia di altre fusioni galattiche, in modo da trovare conferma ai meccanismi cosmici in grado di ‘accendere’ anche le galassie più distanti.