Ritratto di famiglia per ammassi di stelle

Grazie ai dati raccolti dal telescopio spaziale Chandra è stato possibile realizzare uno studio approfondito di NGC 6231, giovane ammasso stellare vicino a noi

L’ammasso NGC 6231 visto all’infrarosso (a sinistra) da WISE e nei raggi X da Chandra (a destra). Crediti: NASA/CXC/University of Valparaiso/M. Kuhn et. al/JPL/WISE

L’ammasso NGC 6231 visto all’infrarosso (a sinistra) da WISE e nei raggi X da Chandra (a destra). Crediti: NASA/CXC/University of Valparaiso/M. Kuhn et. al/JPL/WISE

Elisa Nichelli 3 maggio 2018

Le stelle non nascono quasi mai da sole. Quello che succede è che una grande regione, ricca di gas e polveri, si addensa in vari punti dando vita a centinaia o migliaia di stelle. Anche il nostro Sole, ritengono gli astronomi, potrebbe essere nato in un ammasso stellare di questo tipo, e le sue compagne di viaggio si sarebbero poi disperse nello spazio. A causa della loro intensa attività di formazione stellare, gli ammassi molto giovani possono essere studiati al meglio osservandone l’emissione infrarossa e nei raggi X. Combinando i dati raccolti dal telescopio spaziale Chandra della NASA e quelli ottenuti dalla campagna osservativa Visible and Infrared Survey Telescope for Astronomy (VISTA) Variables in the Vía Lactéa dell’ESO, un team di ricercatori ha prodotto un vero e proprio ritratto di famiglia per un giovane ammasso di stelle nei nostri dintorni. I loro risultati sono disponibili online in due studi (qui e qui) che verranno pubblicati sulla rivista scientifica The Astronomical Journal.


Lo studio degli ammassi giovani permette agli astronomi di ottenere informazioni di prima mano su come nascono le stelle. L’ammasso studiato dai ricercatori si chiama NGC 6231, si trova a circa 5.200 anni luce da noi ed è particolarmente interessante perché ha appena concluso una fase di formazione stellare. Le stelle contenute al suo interno hanno una forte attività magnetica, che è in grado di riscaldare le regioni esterne dell’atmosfera stellare, portandole anche a decine di milioni di gradi Celsius, e quindi facendole brillare nei raggi X. I dati raccolti negli infrarossi servono a confermare che la sorgente ad alte energie è una stella giovane e a misurarne alcune proprietà fisiche.


Nell’immagine ottenuta, sulla destra, abbiamo i raggi X raccolti da Chandra suddivisi in diverse bande per differenziare quelli ad energie differenti: dal rosso al verde e infine al blu abbiamo rispettivamente emissioni a bassa, media e alta energia. Le sorgenti più brillanti sono di colore bianco. Sulla sinistra, invece, un’immagine ottenuta dalla missione Wide-field Infrared Survey explorer della NASA, dove il quadrato bianco identifica la regione osservata nei raggi X.


Nel campo di vista di Chandra ci sono tra le 5.700 e le 7.500 giovani stelle, circa il doppio di quelle che si trovano nel noto ammasso di Orione. Le stelle presenti in NGC 6231 sono un po’ più vecchie (3.2 milioni di anni) rispetto a quelle che possiamo trovare in Orione (2.5 milioni di anni). Ciò che rende l’ammasso più interessante è la sua estensione in volume, molto maggiore dell’ammasso di Orione, e quindi una densità numerica di stelle molto più bassa, circa di un fattore 30. Questo permette agli scienziati di studiare con maggiore dettaglio le proprietà delle singole stelle. Sulla base delle informazioni raccolte, gli astronomi non sono in grado di fare previsioni sul destino di NGC 6231: potrebbe restare legato gravitazionalmente oppure disperdere le stelle che lo compongono come è successo al gruppo di cui faceva parte il nostro Sole.