La natura elementare di Cassiopeia A

Il telescopio a raggi X Chandra della Nasa ha realizzato una nuova immagine della supernova, che fornisce preziosi indizi sulla sua composizione

Il nuovo ritratto di Cassiopeia A (Chandra/Nasa)

Il nuovo ritratto di Cassiopeia A (Chandra/Nasa)

Giulia Bonelli 13 dicembre 2017

Gli ingredienti che costituiscono la base della vita sulla Terra provengono dal cuore delle stelle – e in particolare dalle violente esplosioni che pongono fine al loro ciclo di vita. Si tratta delle supernove, scoppi stellari che provocano un’emissione di radiazione in grado di superare, per brevi periodi, la luminosità di un’intera galassia. Da anni gli astronomi studiano questi fenomeni per capire in che modo i residui di supernova danno origine a molti degli elementi che troviamo sul nostro pianeta.


Ora nuovi indizi arrivano da una delle ex stelle più studiate del cosmo: Cassiopeia A, un resto di supernova appartenente alla costellazione di Cassiopea che costituisce la più brillante radiosorgente extrasolare del cielo a frequenze superiori a 1 GHz. Il telescopio a raggi X Chandra della Nasa ha infatti fornito una nuova immagine di Cas A – come la chiamano gli astronomi – che mostra la collocazione di diversi elementi nei residui dell’esplosione. Prima di tutto silicio (parte in rosso), poi zolfo (giallo), calcio (verde) e infine ferro (color porpora). Ciascuno di questi elementi produce emissioni a raggi X, che hanno permesso la mappatura delle loro posizioni. L’anello esterno blu visibile nell’immagine corrisponde all’onda d’urto causata dall’esplosione.


Questa ‘mappa colorata’ sul volto di Cassiopeia A permette di rivelare la natura elementare della supernova, fornendo così preziose informazioni sul tipo di materia emessa dalle supernove. Non solo: dai dati di Chandra si può anche risalire alla quantità di elementi espulsi nello spazio interstellare – che nel caso di Cas A è piuttosto elevata. Durante il processo di esplosione, la supernova avrebbe infatti disperso circa 10.000 masse terrestri di zolfo e 20.000 di silicio. Gli scienziati hanno inoltre calcolato che al momento dello scoppio è stata sprigionata una quantità di ossigeno equivalente a ben un milione di massi terrestri – circa tre volte la massa del nostro Sole.