IceCube, così la Terra ‘blocca’ i neutrini

Il South Pole Neutrino Observatory ha rilevato per la prima volta la capacità del nostro pianeta di assorbite le piccolissime particelle subatomiche. I risultati su Nature

IceCube

IceCube

Giulia Bonelli 22 novembre 2017

IceCube ce l’ha fatta. Per la prima volta nella storia, un esperimento scientifico ha misurato la capacità della Terra di assorbire i neutrini, le particelle più piccole di un atomo che si muovono attraverso lo spazio – e attraverso tutti noi – quasi alla velocità della luce. Sepolti nel ghiaccio antartico, a una profondità che si aggira tra i 1450 e i 2450 metri, gli oltre 5.000 rivelatori sferici di IceCube (il South Pole Neutrino Observatory) lavorano incessantemente da qualche anno. È stato merito loro la prima rilevazione, alla fine del 2013, dei neutrini altamente energetici provenienti dall’esterno del Sistema Solare. Ora l’osservatorio del polo sud torna a far parlare di sé, grazie alla scoperta – pubblicata oggi su Nature – di quasi 11.000 interazioni neutriniche.


“Questo risultato è importante – spiega Doug Cowen della Penn State University – perché mostra, per la prima volta, che particelle ad altissima energia possono essere assorbite da qualcosa – in tal caso, dalla Terra. Sapevamo che i neutrini a energia più bassa possono passare attraverso quasi qualunque cosa, ma nessun esperimento aveva mai dimostrato che i neutrini ad alta energia potessero venire in qualche modo stoppati.”


E così questa nuova scoperta di IceCube ci regala un ulteriore tassello per comprendere il funzionamento dell’universo. Infatti i neutrini si sono formati proprio all’inizio del cosmo, e hanno continuato a essere prodotti dalle stelle e diffusi nello spazio. “I neutrini si sono guadagnati una buona reputazione per quanto riguarda la loro capacità di sorprenderci – dice Darren Grant, portavoce della collaborazione IceCube – ed è davvero emozionante vedere queste prime misurazioni e le potenzialità dei test futuri.”