Il primo satellite elettrico d’Europa

La propulsione elettrica che sfrutta l’energia del Sole potrebbe cambiare la tecnologia satellitare europea: lo dimostra Eutelsat-172B dell'Esa

Eutelsat-172B (Esa)

Eutelsat-172B (Esa)

Giulia Bonelli 17 ottobre 2017

Un satellite elettrico in grado di consumare in soli 4 mesi 6 volte meno dei tradizionali satelliti a propulsione chimica. È il primo bilancio di Eutelsat-172B, lanciato lo scorso 2 giugno dallo spazioporto Esa di Kourou, in Guyana Francese, a bordo del vettore europeo Ariane 5. Segni particolari: è il primo satellite per le telecomunicazioni completamente elettrico costruito in Europa.


Pochi giorni fa Eutelsat-172B ha raggiunto la sua orbita finale sopra l’Oceano Pacifico, e lo ha fatto proprio grazie a un propulsore elettrico che gli ha permesso di passare dalla posizione iniziale a quella pianificata, circa 35.800 chilometri sopra l’equatore.  “La propulsione elettrica – spiega Jose Gonzalez Del Amo dell’Esa – è di almeno un ordine di grandezza più efficiente rispetto alla propulsione standard. Caricando elettricamente il satellite e accelerandolo utilizzando la forza elettrica proveniente dai raggi del Sole, si riesce infatti a ottenere molta più energia. “Questo scenario apre la possibilità di far volare satelliti più leggeri, perché in grado di viaggiare su lanciatori più piccoli.”


L’Agenzia Spaziale Europea ha scommesso su questa tecnologia per una nuova generazione di satelliti più efficaci e al tempo stesso più economici. Eutelsat-172B è il primo di una ‘famiglia’ di 6 satelliti interamente elettrici, la piattaforma Eurostar E3000 realizzata dalla compagnia Airbus. Progettati per avere una vita operativa superiore a 15 anni, questi satelliti forniranno servizi di telecomunicazione e trasmissione, nonché miglioreranno le connessioni a banda larga in varie parti del mondo. “La propulsione elettrica – commenta Giorgio Saccoccia dell’Esa – cambierà le regole del gioco per i voli satellitari commerciali e scientifici in Europa. È il risultato di oltre vent’anni di lavoro da parte dell’Esa, in forte collaborazione con le agenzie spaziali nazionali e le aziende europee.”

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