La Nasa guarda al futuro con la stampa 3D

L’agenzia americana ha dato il via alla produzione di un accumulatore realizzato grazie alla stampa 3D: sarà un componente dei motori dello Space Launch System

L'accumulatore realizzato con la stampa 3D. Credit: Aerojet Rocketdyne

L'accumulatore realizzato con la stampa 3D. Credit: Aerojet Rocketdyne

Fulvia Croci 22 dicembre 2017

Costruire parti di motore con la stampa 3D è sempre più una realtà. Lo scorso 13 dicembre gli ingegneri della Nasa hanno testato con successo un motore a razzo RS-25 dotato di un componente stampato in 3D, segnando un passo fondamentale verso la riduzione dei costi per i motori che alimentano lo Space Launch System, il razzo pesante dell’agenzia. Il pezzo in questione, un accumulatore, funge da ammortizzatore e regola il movimento del flusso di ossigeno liquido nel motore per prevenire le vibrazioni che possono destabilizzare il volo del razzo.


Grazie alla stampa 3D, sono state eliminate circa 100 saldature e i costi sono stati ridotti di quasi il 35 per cento, mentre il tempo di produzione è stato ridotto dell’80 per cento. Il test è il risultato dello sforzo collaborativo tra la Nasa e il partner industriale Aerojet Rocketdyne di Canoga Park, in California, per ridurre i costi di produzione complessivi del motore, mantenendo prestazioni, affidabilità e sicurezza.


«Mentre costruiscono i motori  RS-25, la Nasa e i suoi partner stanno sfruttando le innovative tecniche di produzione, inclusa la produzione additiva o la stampa 3D, per rendere i motori più convenienti - ha commentato Andy Hardin, del Marshall Space Flight Center della Nasa - la stampa 3D sta rivoluzionando la produzione e l’accumulatore che abbiamo sottoposto a verifica è il primo di molti componenti ad essere costruito in modo veloce e poco costoso». Il test del 13 dicembre è solo il primo di una serie di quattro, che la Nasa intende portare avanti per valutare il funzionamento e la resistenza dell’accumulatore nel lungo periodo.


 


 

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