Pennacchi di vapore su Europa

Si aprono nuovi scenari per lo studio dell’oceano della luna gioviana: i dati raccolti in loco dalla sonda Galileo confermano l’esistenza di getti di vapori acqueo già osservati in passato da Hubble

I pennacchi di Europa ripresi da Hubble

I pennacchi di Europa ripresi da Hubble

Manuela Proietti 14 maggio 2018

Anche la luna gioviana Europa, come il satellite di Saturno Encelado, presenterebbe dei pennacchi di vapori acqueo. L’ipotesi finora avanzata sulla base di osservazioni a distanza compiute dal telescopio spaziale Hubble, viene confermata oggi dai dati raccolti in loco dalla sonda Galileo. I dettagli sono riportati in uno studio pubblicato questa settimana su Nature Astronomy.


Tali pennacchi traggono origine da sotto la spessa crosta di ghiaccio che riveste Europa, è quindi altamente probabile che possano trasportare all’esterno materiale proveniente dall’oceano interno. Ciò apre degli scenari estremamente interessanti per lo studio del satellite gioviano, in quanto l’esistenza di questi fenomeni potrebbe consentire a una sonda in orbita attorno alla luna gioviana di campionare direttamente il materiale oceanico e determinare l'abitabilità delle acque senza dover raggiungere la superficie di Europa.


Lo studio dell’oceano liquido e caldo di Europa situato diversi chilometri sotto la superficie ghiacciata è oggi uno degli obiettivi scientifici più interessanti dell’esplorazione planetaria, in quanto è possibile che nelle acque nella luna possano trovarsi le giuste condizioni per lo sviluppo di forme di vita primordiale. Per verificare questa ipotesi ci sono al momento due opzioni. La prima è quella di una missione che atterri sul satellite, perfori lo spesso strato di ghiaccio per poi prelevare dei campioni. Si tratterebbe di un concept tecnicamente molto complesso oltre che estremamente costoso. La seconda ipotesi prevede lo studio dei pennacchi, quindi del materiale espulso all’esterno e proveniente dalle profondità dell’oceano, tramite un veicolo orbitante la cui realizzazione sarebbe sicuramente più semplice ed economica. I primi fenomeni assimilabili a pennacchi su Europa sono stati osservati da Hubble nel 2012 e nel 2016, ma si tratta di un’interpretazione, tutt’oggi discussa.


Guardando ai dati campionati localmente raccolti dalla sonda Galileo durante il sorvolo di Europa del 1997, un gruppo di scienziati guidati da Xianzhe Jia dell’Università del Michigan ha trovato la migliore prova dell’esistenza di sbuffi di vapore su Europa. Gli autori riportano che i cambiamenti osservati nel campo magnetico e nel plasma intorno a Europa sono facilmente spiegabili dalla presenza di un pennacchio. Ricostruendo il percorso di Galileo, hanno individuato anche la posizione del pennacchio sulla superficie di Europa, che coincide con una regione di temperature anomale dovuta al trasporto di calore dall'interno di Europa.


“Lo studio – ha commentato Christina Plainaki, Planetary and Solar System Scientist dell’Agenzia spaziale italiana – è notevole per il sofisticato metodo di analisi impiegato che ha permesso di riconsiderare in maniera critica dati spaziali acquisiti oltre due decenni fa. Inoltre, rappresenta una ulteriore importantissima evidenza dell'esistenza di plumes emessi dalla superficie di Europa, verosimilmente generati da estese riserve di acqua liquida sotto la crosta".


Questi risultati aiuteranno a pianificare future missioni verso Europa, come Europa Clipper della Nasa e la sonda spaziale Jupiter Icy Moons Explorer dell'Esa, che dovrebbero arrivare a Giove tra la fine del 2020 e l'inizio del 2030.


“Le ormai numerose indicazioni raccolte sulla posizione di questi plume – ha aggiunto Plainaki - avranno inevitabilmente implicazioni nella programmazione delle osservazioni delle future missioni spaziali a questa luna.


Fra queste, l’europea Juice a cui l'Italia contribuisce in maniera determinante a quattro diversi esperimenti - di cui 3 a guida italiana - ognuno dei quali potenzialmente in grado di fornire importanti  indicazioni, di diversa natura, su questi pennacchi e sui loro siti di origine”.


 


 


 

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