Sole in fermento

Nell’ultima settimana l’astro del nostro sistema planetario è stato particolarmente vivace. L’emissione più intensa ha provocato un blackout radio in alcune zone della Terra

Il 'flare' dell'8 settembre 2017 visto da SDO (Credits: NASA)

Il 'flare' dell'8 settembre 2017 visto da SDO (Credits: NASA)

Valeria Guarnieri 11 settembre 2017

Ha fatto gli straordinari per tenere sotto controllo l’esuberanza del suo ‘sorvegliato speciale’. Si tratta della sonda Sdo (Solar Dynamics Observatory) della Nasa, che la scorsa settimana ha osservato un’intensa attività di eruzione sulla superficie del Sole. Dal 4 all’8 settembre i ‘flare’ emessi sono stati in tutto cinque, il più intenso dei quali è stato avvistato il 6 settembre. Queste eruzioni, generate da un’area del Sole indicata con la sigla Ar2673, sono dovute al rilascio di una vasta quantità di energia nella zona più esterna dell’atmosfera solare (corona) e nell’area immediatamente sotto (cromosfera). I ‘flare’ sono un fenomeno tipico del ciclo di attività solare e ne caratterizzano la fine. Un ciclo solare dura mediamente 11 anni e corrisponde al periodo tra la fase in cui l’attività è al minimo e quella successiva. In questo momento, il Sole è prossimo al termine del ciclo iniziato nel 2008.


Le eruzioni sono classificate con lettere e numeri: le prime indicano l’intensità - A, B, C, M e X – dove la X è  la tipologia più violenta, mentre i secondi indicano la forza del ‘flare’. Le eruzioni che Sdo ha osservato il 6 settembre sono state classificate come X2.2 e X9.3, quindi molto intense. Più tranquilli i ‘flare’ avvistati il 7 e 8, registrati, rispettivamente, come M7.3 e X1.3 e come M8.1. Questi fenomeni, che hanno creato disturbi alle comunicazioni radio in alcune aree della Terra, sono monitorati nell’ambito dello Space Weather. La 'meteorologia spaziale', infatti, è una disciplina che studia e cerca di prevedere i meccanismi che avvengono sul Sole, nel vento solare, nella magnetosfera e nella ionosfera terrestri.


Fino a qualche anno fa questi processi rivestivano un interesse di natura solo scientifica, ma negli ultimi anni, grazie allo sviluppo tecnologico, tali fenomeni hanno assunto un’importanza sociale ed economica sempre maggiore: infatti, possono disturbare il buon funzionamento dei sistemi tecnologici nello spazio e sulla Terra, come ad esempio i sistemi di comunicazione e le reti di distribuzione della corrente elettrica a grande scala, nonché avere effetti sulla salute dell’uomo nei voli spaziali e in quelli con aerei ad alta quota. Lanciata l’11 febbraio 2010 da Cape Canaveral con un vettore Atlas V, Sdo fa parte del programma Nasa Living With a Star (Lws) e ha appunto lo scopo di studiare le variazioni del Sole e la loro influenza sulla Terra e sui sistemi tecnologici realizzati dall’uomo.